Brutti… ma non cattivi
Cagliari - MILAN 0 – 1
La trasferta di Cagliari ha evidenziato ancora una volta che il primo grande problema dei rossoneri è l’attacco. Per qualche ragione misterica che nemmeno l’Oracolo di Delfi sarebbe in grado di spiegare i due attaccanti più prolifici della nostra rosa non scendono mai contemporaneamente in campo (da titolari). Dall’inizio della stagione, per vedere schierati insieme a destra Christian Pulisic e a sinistra Rafael Leão bisogna accendere la PlayStation. Una volta per infortunio, un’altra perché uno dei due è influenzato, un’altra ancora per scelta tecnica, ammirare i due cannonieri milanisti nella formazione titolare è un evento raro quanto un rimborso delle tasse. A Cagliari si è accomodato in panca l’americano. Non credo che il motivo sia da ricercare in una sempre più diffusa antipatia che i sardi (che amano giustamente la loro terra) rivolgono agli statunitensi e che negli ultimi anni hanno criticato il comportamento tenuto da Alcoa, i poligoni di Quirra, Capo Frasca e Capo Teulada, le servitù militare e altro ancora. Capitan America (quello a tinte rossonere) è un campione degno del massimo rispetto così come anche il portoghese che delle voci di calciomercato vorrebbero già con la valigia in mano.
Il Milan che si è visto in Sardegna è stato un perfetto esempio delle teorie Allegriane: brutto ma vincente. A questo assioma manca il giusto cinismo che accompagna le imprese di tutte le grandi formazioni consegnate alla Storia del calcio. Oltre che brutti, i rossoneri dovrebbero essere anche cattivi. In parte, la trasferta sarda è stata illuminante in tal senso. I rossoneri hanno gonfiato la rete avversaria non al primo tentativo ma non appena i frombolieri milanisti hanno saputo calciare all’interno dei pali. Prima vera occasione a disposizione e il Milan è in vantaggio. Prima e dopo, il pubblico ha assistito a una marea di mezze occasioni vanificate dalla leziosità dei tocchi, tiri, passaggi, movimenti. A cui vanno aggiunti gli ennesimi “ritocchini” arbitrali. Da tifoso ma anche e soprattutto da cronista sono veramente stufo di assistere in ogni partita del Milan a questi lifting che incidono, hanno inciso o possono o potevano incidere sul risultato finale. Avendo una certa età, ricordo quante trasmissioni de Il Processo del Lunedì abbiano trattato il tema della “moviola in campo”. Con questo slogan si intendeva introdurre la tecnologia più raffinata per correggere l’errore umano dell’arbitro per dare certezza assoluta al risultato finale dopo il triplice fischio. Credo che Biscardi, buonanima, si rivolti nella tomba in ogni partita di Serie A in cui manine imprecisate e non ancora condannate “aggiustano” i risultati. Poco importa se ci si trova di fronte a una precisa organizzazione del torto o a una anarchia priva di scopo di lucro. A che serve un giudice (nel caso del calcio… di gara)? Ad appurare la verità o una verità plausibile e condivisibile? Le Norme e i Regolamenti dovrebbero essere ispirati alla ricerca di una giustizia giusta e corretta e non dello spettacolo nello spettacolo che a conti fatti fa solo infuriare ancor più gli animi degli appassionati di questo sport. Trovo aberrante la figura professionale di Infantino quando propone (o impone) la revisione del fuorigioco in modo da aumentare il numero dei gol e lo spettacolo. Con tutti i problemi che la tecnologia “in campo” ha incancrenito anziché risolto adesso debbo pensare che la pietra filosofale in grado di trasformare in oro zecchino tutti i mali del Calcio è il fuorigioco? Non siamo ridicoli, per cortesia, non scadiamo in nefandezze intellettualoidi. In passato le porte erano più piccole. Sono state ingrandite. E i portieri più alti sono stati preferiti a quelli più bassi. Si è pensato che il calcio è maschio e quindi si è preferito a livello internazionale un arbitraggio di stampo inglese: poche interruzioni di gioco. Il pallone deve correre. Il risultato quale è stato? Sono aumentati i gol? Lo spettacolo? Forse sì. Probabilmente no. Dopo un po’ di tempo ci si è adattati e tutto è tornato come prima. Come per la tecnologia… Tuttavia, non è la macchina che si utilizza a sbagliare a emettere il giudizio bensì gli uomini che la utilizzano e ne “aggiustano” il risultato. In questo settore ci si guarda bene dall’apportare delle modifiche strutturali e filosofiche per raggiungere lo scopo di una maggiore, migliore o, perché no, perfetta valutazione delle scorrettezze. Perché a condizionare un risultato deve essere il tifo (non si può escludere), l’errore transumano (permettetemi di utilizzare questo vocabolo) o quello voluto per motivi che continuano a sfuggire al buonsenso o allo sport in sé.
Come scritto, i rossoneri scesi in campo sono stati brutti ma non cattivi. La cattiveria è figlia di quel convincimento che hanno le grandi formazioni di saper gestire e controllare partita e avversari e che quando decidono di andare fino in fondo e di fare sul serio non ce n’è per nessuno. Il Milan ha questa convinzione? No. Al momento… no. Dovrebbe quanto meno limitare l’uso spericolato e masochistico della leziosità che tanto male ha fatto durante le gestioni di Pioli, di Fonseca e Conceição. Seri, concentrati, ruvidi e efficaci. La svenevolezza lasciamola pure a formazioni con la pancia piena. La nostra è da troppo tempo abituata a un pugno di riso mezzo scotto. Non basta. Non basta più. Sarebbe ora che anche i Fondi-affondi americani accettino questo fatto.
Buona Vita e Buon Campionato rossonero a tutti.
Il Milan che si è visto in Sardegna è stato un perfetto esempio delle teorie Allegriane: brutto ma vincente. A questo assioma manca il giusto cinismo che accompagna le imprese di tutte le grandi formazioni consegnate alla Storia del calcio. Oltre che brutti, i rossoneri dovrebbero essere anche cattivi. In parte, la trasferta sarda è stata illuminante in tal senso. I rossoneri hanno gonfiato la rete avversaria non al primo tentativo ma non appena i frombolieri milanisti hanno saputo calciare all’interno dei pali. Prima vera occasione a disposizione e il Milan è in vantaggio. Prima e dopo, il pubblico ha assistito a una marea di mezze occasioni vanificate dalla leziosità dei tocchi, tiri, passaggi, movimenti. A cui vanno aggiunti gli ennesimi “ritocchini” arbitrali. Da tifoso ma anche e soprattutto da cronista sono veramente stufo di assistere in ogni partita del Milan a questi lifting che incidono, hanno inciso o possono o potevano incidere sul risultato finale. Avendo una certa età, ricordo quante trasmissioni de Il Processo del Lunedì abbiano trattato il tema della “moviola in campo”. Con questo slogan si intendeva introdurre la tecnologia più raffinata per correggere l’errore umano dell’arbitro per dare certezza assoluta al risultato finale dopo il triplice fischio. Credo che Biscardi, buonanima, si rivolti nella tomba in ogni partita di Serie A in cui manine imprecisate e non ancora condannate “aggiustano” i risultati. Poco importa se ci si trova di fronte a una precisa organizzazione del torto o a una anarchia priva di scopo di lucro. A che serve un giudice (nel caso del calcio… di gara)? Ad appurare la verità o una verità plausibile e condivisibile? Le Norme e i Regolamenti dovrebbero essere ispirati alla ricerca di una giustizia giusta e corretta e non dello spettacolo nello spettacolo che a conti fatti fa solo infuriare ancor più gli animi degli appassionati di questo sport. Trovo aberrante la figura professionale di Infantino quando propone (o impone) la revisione del fuorigioco in modo da aumentare il numero dei gol e lo spettacolo. Con tutti i problemi che la tecnologia “in campo” ha incancrenito anziché risolto adesso debbo pensare che la pietra filosofale in grado di trasformare in oro zecchino tutti i mali del Calcio è il fuorigioco? Non siamo ridicoli, per cortesia, non scadiamo in nefandezze intellettualoidi. In passato le porte erano più piccole. Sono state ingrandite. E i portieri più alti sono stati preferiti a quelli più bassi. Si è pensato che il calcio è maschio e quindi si è preferito a livello internazionale un arbitraggio di stampo inglese: poche interruzioni di gioco. Il pallone deve correre. Il risultato quale è stato? Sono aumentati i gol? Lo spettacolo? Forse sì. Probabilmente no. Dopo un po’ di tempo ci si è adattati e tutto è tornato come prima. Come per la tecnologia… Tuttavia, non è la macchina che si utilizza a sbagliare a emettere il giudizio bensì gli uomini che la utilizzano e ne “aggiustano” il risultato. In questo settore ci si guarda bene dall’apportare delle modifiche strutturali e filosofiche per raggiungere lo scopo di una maggiore, migliore o, perché no, perfetta valutazione delle scorrettezze. Perché a condizionare un risultato deve essere il tifo (non si può escludere), l’errore transumano (permettetemi di utilizzare questo vocabolo) o quello voluto per motivi che continuano a sfuggire al buonsenso o allo sport in sé.
Come scritto, i rossoneri scesi in campo sono stati brutti ma non cattivi. La cattiveria è figlia di quel convincimento che hanno le grandi formazioni di saper gestire e controllare partita e avversari e che quando decidono di andare fino in fondo e di fare sul serio non ce n’è per nessuno. Il Milan ha questa convinzione? No. Al momento… no. Dovrebbe quanto meno limitare l’uso spericolato e masochistico della leziosità che tanto male ha fatto durante le gestioni di Pioli, di Fonseca e Conceição. Seri, concentrati, ruvidi e efficaci. La svenevolezza lasciamola pure a formazioni con la pancia piena. La nostra è da troppo tempo abituata a un pugno di riso mezzo scotto. Non basta. Non basta più. Sarebbe ora che anche i Fondi-affondi americani accettino questo fatto.
Buona Vita e Buon Campionato rossonero a tutti.