Grano perenne e altre graminacee perennanti
Le colture del futuro?
Lo scorso anno, mentre leggevo la pagina di Wikipedia dedicata al genere Triticum, il mio occhio è caduto sul titolo di una sezione: “Grano perenne”. Incuriosito da una simile dicitura, sono andato subito a leggere di cosa si trattasse: in poche parole si parlava di una graminacea perennante, originaria dell’Asia, dalla cui domesticazione sarebbe stato possibile ottenere una sorta di “grano perenne”.
Anzitutto, cosa significano i termini “perenne” e “perennante”? Con questi due termini, nell’ambito della botanica, s'indicano delle piante che vegetano per più di due anni, grazie a delle loro parti sotterranee (radici, bulbi e/o rizomi) che passano la stagione invernale o quella secca, permettendo all’organismo vegetale di sviluppare nuove parti aeree (fusti e foglie) al ritorno delle condizioni favorevoli.
Diverse istituzioni nazionali, sia centri di ricerca che università, si sono mosse nel tentativo di creare delle “graminacee perenni” tramite l’addomesticamento di specie già perennanti, l’ibridazione di queste ultime con cereali “classici” o l’utilizzo delle ultime tecniche nell’ambito delle biotecnologie.
La specie di “grano perenne” cui faceva riferimento questo brano tratto da Wikipedia (ora rimosso) è il cosiddetto “Kernza®”: si tratta di una versione domestica del Thinopyrum intermedium, graminacea perenne originaria dell’Asia occidentale. Il Kernza®, sviluppato a partire dal 2003 dal Kansas Land Institute (anche se ricerche simili erano state già avviate, presso il Land Institute, a partire dal 1984 dalla ricercatrice Peggy Wagoner), viene descritto come una coltura dai molteplici effetti positivi sull’ambiente: in primo luogo, questo purifica l’acqua presente nel suolo e nelle falde, arrivando ad assorbire fino al 96% in più di nitrati e nitriti rispetto a mais e soia. In secondo luogo, il Kernza® provvede ad assorbire da 300 a 1.000 libbre di carbonio per acro all'anno. In terzo luogo, provvede ad avere un suolo sano: le radici di Kernza, infatti, arrivano fino ad una profondità di 3 metri; ciò permette un migliore ancoraggio del suolo durante tutto l'anno, riducendo l'erosione e aggiungendo preziosa materia organica al terreno. Queste e altre caratteristiche, elencate nell’apposita pagina sul sito del Kansas Land Institute (in lingua Inglese), renderebbero il Kernza® un’ottima alternativa alle varietà “tradizionali” di frumento. Sempre sulla stessa pagina, vengono elogiate le caratteristiche organolettiche della granella di questo cereale e dei prodotti da essa ottenuti.
Una seconda via per la creazione di grani perenni, oltre a quella già citata, è quella di ibridare le moderne varietà di frumento tenero o duro con T. intermedium o altre specie dello stesso genere (come T. elongatum).
Una strategia simile, per l’appunto, è anche stata adottata dal Land Institute con altri cereali classici; l’ibridazione tra questi e altre specie perenni (spesso dello stesso genere) ha permesso di ottenere delle nuove colture perennanti. Il Kansas Land Institute ha quindi sviluppato un riso perenne ed un sorgo perenne (ibridando il sorgo tradizionale con la sorghetta).
Un approccio diverso, basato su una ricerca pubblicata recentemente su Science da parte di un gruppo di ricercatori cinesi, prevede lo studio e l’individuazione dei geni della perennialità su delle specie selvatiche di riso, con l’impiego successivo delle tecnologie Tea (Tecniche di evoluzione assistita).
Lo sviluppo di tipologie di cereali perenni, per quanto giudicato positivo, si scontra al momento con delle rese più basse rispetto alle loro controparti “annuali”. Si tratta tuttavia di tipologie nuove di colture, dalle quali si può indirizzare l’attuale produzione agricola verso una maggiore sostenibilità. Nonostante ciò, personalmente opterei per una certa cautela, senza tuttavia chiudere le porte alle ricerche sovra citate.
Fonti e per approfondire:
https://it.wikipedia.org/wiki/Thinopyrum_intermedium
https://en.wikipedia.org/wiki/Perennial_grain
https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agronomia/2023/01/09/coi-grani-perenni-addio-alla-semina-ecco-cosa-sono-e-come-funzionano/77883
https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agronomia/2026/07/31/grani-perenni-piu-vicini-grazie-ad-una-scoperta-su-riso/89575
https://landinstitute.org/our-work/perennial-crops/kernza/?gad_source=1&gad_campaignid=23456183165&gbraid=0AAAAACPNlLDisO8WvNT5YGNA9jsQQ8crs&gclid=CjwKCAjwhNbTBhB4EiwAsFSg-nU6RuO7Pq-GFD_zhMkdSbnpGgYG1r8TM7DD8VOoDp6znDSgIn8lWRoCvFYQAvD_BwE
Anzitutto, cosa significano i termini “perenne” e “perennante”? Con questi due termini, nell’ambito della botanica, s'indicano delle piante che vegetano per più di due anni, grazie a delle loro parti sotterranee (radici, bulbi e/o rizomi) che passano la stagione invernale o quella secca, permettendo all’organismo vegetale di sviluppare nuove parti aeree (fusti e foglie) al ritorno delle condizioni favorevoli.
Diverse istituzioni nazionali, sia centri di ricerca che università, si sono mosse nel tentativo di creare delle “graminacee perenni” tramite l’addomesticamento di specie già perennanti, l’ibridazione di queste ultime con cereali “classici” o l’utilizzo delle ultime tecniche nell’ambito delle biotecnologie.
La specie di “grano perenne” cui faceva riferimento questo brano tratto da Wikipedia (ora rimosso) è il cosiddetto “Kernza®”: si tratta di una versione domestica del Thinopyrum intermedium, graminacea perenne originaria dell’Asia occidentale. Il Kernza®, sviluppato a partire dal 2003 dal Kansas Land Institute (anche se ricerche simili erano state già avviate, presso il Land Institute, a partire dal 1984 dalla ricercatrice Peggy Wagoner), viene descritto come una coltura dai molteplici effetti positivi sull’ambiente: in primo luogo, questo purifica l’acqua presente nel suolo e nelle falde, arrivando ad assorbire fino al 96% in più di nitrati e nitriti rispetto a mais e soia. In secondo luogo, il Kernza® provvede ad assorbire da 300 a 1.000 libbre di carbonio per acro all'anno. In terzo luogo, provvede ad avere un suolo sano: le radici di Kernza, infatti, arrivano fino ad una profondità di 3 metri; ciò permette un migliore ancoraggio del suolo durante tutto l'anno, riducendo l'erosione e aggiungendo preziosa materia organica al terreno. Queste e altre caratteristiche, elencate nell’apposita pagina sul sito del Kansas Land Institute (in lingua Inglese), renderebbero il Kernza® un’ottima alternativa alle varietà “tradizionali” di frumento. Sempre sulla stessa pagina, vengono elogiate le caratteristiche organolettiche della granella di questo cereale e dei prodotti da essa ottenuti.
Una seconda via per la creazione di grani perenni, oltre a quella già citata, è quella di ibridare le moderne varietà di frumento tenero o duro con T. intermedium o altre specie dello stesso genere (come T. elongatum).
Una strategia simile, per l’appunto, è anche stata adottata dal Land Institute con altri cereali classici; l’ibridazione tra questi e altre specie perenni (spesso dello stesso genere) ha permesso di ottenere delle nuove colture perennanti. Il Kansas Land Institute ha quindi sviluppato un riso perenne ed un sorgo perenne (ibridando il sorgo tradizionale con la sorghetta).
Un approccio diverso, basato su una ricerca pubblicata recentemente su Science da parte di un gruppo di ricercatori cinesi, prevede lo studio e l’individuazione dei geni della perennialità su delle specie selvatiche di riso, con l’impiego successivo delle tecnologie Tea (Tecniche di evoluzione assistita).
Lo sviluppo di tipologie di cereali perenni, per quanto giudicato positivo, si scontra al momento con delle rese più basse rispetto alle loro controparti “annuali”. Si tratta tuttavia di tipologie nuove di colture, dalle quali si può indirizzare l’attuale produzione agricola verso una maggiore sostenibilità. Nonostante ciò, personalmente opterei per una certa cautela, senza tuttavia chiudere le porte alle ricerche sovra citate.
Fonti e per approfondire:
https://it.wikipedia.org/wiki/Thinopyrum_intermedium
https://en.wikipedia.org/wiki/Perennial_grain
https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agronomia/2023/01/09/coi-grani-perenni-addio-alla-semina-ecco-cosa-sono-e-come-funzionano/77883
https://agronotizie.imagelinenetwork.com/agronomia/2026/07/31/grani-perenni-piu-vicini-grazie-ad-una-scoperta-su-riso/89575
https://landinstitute.org/our-work/perennial-crops/kernza/?gad_source=1&gad_campaignid=23456183165&gbraid=0AAAAACPNlLDisO8WvNT5YGNA9jsQQ8crs&gclid=CjwKCAjwhNbTBhB4EiwAsFSg-nU6RuO7Pq-GFD_zhMkdSbnpGgYG1r8TM7DD8VOoDp6znDSgIn8lWRoCvFYQAvD_BwE