Le nozze coi fichi secchi
Lazio – Milan 1 - 0
Dispiace. Una intera massa di tifosi rossoneri avevano voglia di cullare il sogno di un trofeo nazionale dopo la brutta finale dello scorso anno. Ancora una volta i rossoneri si inchinano davanti ai propri limiti. Che sono tanti. In primis: la panchina. Il Milan sceso in campo a Roma contro la Lazio di Sarri ha puntato tutte le sue chance sul campionato, su quel fatidico quarto posto che vale la Champions, considerando la Coppa Italia, allo stato attuale, con l’esiguo organico a disposizione, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, irraggiungibile e fuori portata. Forse hanno ragione il Tecnico e il Dream Team dirigenziale. Ciò che è certo è che gli avversari sono entrati in campo col dente avvelenato e hanno meritato di strappare la vittoria e il passaggio del turno. Non hanno nemmeno faticato troppo. Hanno sfruttato i punti deboli del loro competitor: i rincalzi. Massimiliano Allegri ha fatto un naturale turn-over lasciando in panca gli unici che meritano (per qualità e rendimento) di entrare in campo e di restarvi fino a fine partita. Purtroppo, esiste anche un dovere improrogabile che si chiama “fiato”. Insieme a ossa e muscoli, spesso questo fattore condiziona le scelte di un allenatore. Nel primo tempo, la Lazio sembrava essere l’unica squadra in campo. I rossoneri per scelta o per forza di cose erano rimasti ancora negli spogliatoi. Ecco spiegato il magro 0 rimediato nella statistica dei tiri in porta. In altri tempi, il calcio spesso regala questi piccoli autentici miracoli, la squadra che subisce azzecca il contropiede giusto e poi finisce col meritare il risultato controllando agevolmente il gioco fino allo scadere del tempo regolamentare. Purtroppo, questo dicembre non è stato foriero di regali per i rossoneri. Nella calza che stanno preparando per il giorno della befana hanno trovato solo del carbone e, visti i tempi che corrono, non è nemmeno il peggiore di tutti i mali. Certo, tra questa mattonella e un lingotto d’oro sarebbe stato preferibile il secondo. Tuttavia, la nostra Proprietà ha dimostrato in ogni momento della sua storia che i risultati sportivi si possono sempre accomodare mentre quelli che contano veramente sono quelli economici. Vedere al centro dell’attacco rossonero Rafael Leão e il Ruben Loftus-Cheek visto vagare per il campo come un turista giapponese senza una cartina nel centro di Roma è stato un colpo al cuore per chi s’intende di calcio e chi ama lo sport per lo sport e non per il mero business. Anche se l’inglese ex-Chelsea non è nemmeno stato il peggiore in campo. Mi piacerebbe domandare come sia possibile che ogni anno il Milan debba per forza acquistare un terzino autentico bidone degno più dei programmi sportivi della Gialappa’s Band che del tappeto verde lungo 105 metri e largo 68. Tranquilli, però, il famoso Dream Team lo rispedirà in fretta a gennaio da qualche parte non facendo minusvalenza (forse) e acquisterà il nostro nuovo tallone d’Achille. Come si diceva un tempo, c’è chi non corregge i propri errori ma li migliora. È andata così. La Coppa Italia è troppo snobbata dalle nostre Proprietà fin dai tempi del mitico Silvio. Altri, la usano come palestra per arrivare a traguardi più alti. Noi, con un po’ di puzza sotto il naso cediamo il passo nella speranza che vengano tempi migliori che, ultimamente, non sembrano proprio voler riaffacciarsi da questa parte del Naviglio. Siamo vicini alle Feste natalizie, però. Chissà che un “miracolo a Milano” non restituisca un po’ di speranza e buona sorte a una moltitudine di tifosi che meritano di soffrire meno e gioire di più.
Il masochismo lasciamolo ai protetti dalla stampa e dalla classe arbitrale.
Noi accontentiamoci di un campionato iniziato a fari spenti in una notte buia e che ancora ci vede in cima, anche se a spizzichi e bocconi.
Chiamateci pure Bocconiani. Per oggi ci va bene così.
Il masochismo lasciamolo ai protetti dalla stampa e dalla classe arbitrale.
Noi accontentiamoci di un campionato iniziato a fari spenti in una notte buia e che ancora ci vede in cima, anche se a spizzichi e bocconi.
Chiamateci pure Bocconiani. Per oggi ci va bene così.