Le caratteristiche di un territorio magico
Il significato del Prodigio
L’esempio di Torino
Lo spirito di un territorio si lega istintivamente prima di tutto al suo passato, non per venerarlo o identificarlo nella sua unicità, ma per chiarirne i principi creatori, legata a quella divinazione energetica spirituale primordiale, che indica la vera natura del territorio e delle sue peculiarità; natura generalmente perduta o fortemente nascosta dalla invasiva tecnologia dei tempi moderni che hanno ormai livellato quasi del tutto i territori generalmente cosiddetti avanzati e fondamentalmente legati all’area occidentale, anche se ultimamente la globalizzazione sta fortemente e velocemente fagocitando ogni territorio mondiale anche di altra cultura rispetto a quella occidentale.
L’analisi di un territorio ritenuto magico, od almeno interessante nell’ambito esoterico, è comunque legata ad una storia di fatti ed in special modo un incedere nel tempo, della concezione referente al mistero ed a tutto quello che nel poco chiaro tende a trasmutarsi in prodigioso e in tutto ciò che si può definire all’interno di tre parole chiave: Mistero, magia, esoterismo.
Tre termini che però debbono essere ben distinti tra loro per non cader in una confusione talmente oscura in cui difficilmente poi se ne può uscire districando quel famoso bandolo della matassa che possa chiarire bene ogni elemento, e non far sì al contrario, che tutto possa essere ridefinito e reinstradato per una comodità di discorso e di tesi, per quel che si vuole avvalorare e difendere. Come seguito illuminante di questo discorso, possiamo prendere come esempio la storia di Torino e la sua possibile magia, sin dagli inizi della preistoria sino ad oggi, implicandovi quindi un dinamico trasformismo delle stesse leggi misteriche che veicolano la spinta del racconto. In poche parole, si vuole dire come nell’evoluzione del tempo, l’impatto stesso degli abitanti attraverso l’esperienza del vissuto sul proprio territorio è ritrasformato ed ereditato dagli abitanti successivi attraverso le nuove esperienze non solo autoctone, ma anche provenienti dall’esterno. Ecco quindi che l’esperienza della magia, la scienza degli antichi maghi, in questo contesto, sciamani o stregoni liguri, e poi dei druidi sacerdoti di religione celtica fusi insieme agli sciamani liguri nell’esperienza della conquista del territorio, si identifica nelle conoscenze delle forze della natura e dei suoi Dei. La magia è quindi vista come uno stato primitivo in evoluzione tra l’uomo e il sacro. Si passa poi attraverso la trasformazione dei tempi e delle credenze dell’uomo, man mano che il desiderio di credere nel miracoloso e nel divino acquista nuove logiche, il rapporto divinatorio si trasforma in religiosità e poi in religione, dove la magia si contiene in spazi periferici ed isolati, quasi fuori della regola ufficiale, dove esiste un senso di assoluto nelle cose dell’intelligenza e della fede. Ritroviamo quindi in Torino quella commistione di mistericità religiosa che dal periodo romano giunge sino al medioevo, e poi al rinascimento ed al periodo dei Lumi dove l’esoterismo prende forma. Secondo Eliphas Lévi, l’esoterismo è come la somma di fondamentali principi intimi, anche definibili come segreti, che ognuno può nascondere in sé carpendoli da ciò che lo circonda, da quegli argomenti, che possono dirsi esoterici. Ed ecco che, dalle corporazioni medievali, da cui nascono i principi fondanti delle arti, giungiamo a quelle società segrete seicentesche e settecentesche, massoniche, rosacrociane e quant’altro, che dicono di contenere in esse delle conoscenze non facilmente solvibili per tutti, e che quindi solo coloro che sanno e coloro che possono comandare conoscono e riescono a gestire oculatamente al meglio. Secondo lo studioso Massimo Introvigne l’esoterismo inteso come dottrina, pretende di detenere una verità segreta superiore alle varie religioni, che non sarebbero altro che manifestazioni esteriori di questa verità. Esoterismo poi, in altri ambiti considerabile non come dottrina, ma come metodo che cerca di approfondire i grandi temi della condizione umana attraverso l’utilizzo di modelli fondati sull’immaginazione, sull’analogia e sul simbolo, piuttosto che sulla parola che si fa verbo. Nei lumi, la coscienza positivista del sapere scientifico (dove nell’epoca scientifica, guarda caso, il prodigioso non diviene come si pensava super tecnologico perfetto), è l’espressione di un’ulteriore salto, quello di una fantascientificità che interpreta il magico, o lo risemantizza, come dicono gli antropologi senza defenestrarlo o annichilirlo attraverso l’arida e matematica perfezione della scienza. L’esempio eclatante sono gli UFO, simbiosi tecnologica di un passato colmo di esseri magici e non umani. Nella magia dei tempi nostri, confondiamo quella di “bassa lega”, che Levi ebbe a definire come: “ Magia che, ormai da molto tempo, viene confusa con le chiacchiere dei ciarlatani, le allucinazioni degli ammalati e le malefatte di alcuni delinquenti bravissimi. Del resto, molti definirebbero volentieri la magia come l’arte di produrre effetti senza cause. (…) La magia non potrebbe essere messa in pratica da chi non la conosce e del resto non dipende da quelli che credono riconoscerla in questo o quello; è quello che è di per se stessa come la matematica, perché è la scienza esatta ed assoluta della natura e delle sue leggi.”
Dal mistero del fantastico e del fantasioso che governa il desiderio di divino e assoluto (al quale ci si può caratterizzare nel mondo del pressappoco e della civiltà contadina), passiamo a tempi meno remoti ma sempre ricchi di misteriosi avvenimenti, in cui la fantasia si somma alla scienza attraverso una preparazione culturale diciamo pure collettiva, di tipo moderno, ovverossia di stampo scientifico-tecnologico.
Da queste riflessioni di taglio prettamente didattico per cercare di comprendere le differenziazioni profonde tra gli strati del tempo storico, e gli avvicendamenti nel desiderio di comprendere la trascendenza attraverso il mistero della magia, dell’esoterismo e della religione, ripassiamo la palla alla vera essenza dell’analisi di questo tema sul territorio a noi caro.
Per certi versi, A Torino, l’aggettivo esoterico è divenuto l’assunto di città ricca di mistero, insolita, misteriosa, non definibile secondo un modello razionale. Una città in cui la dimensione impalpabile dei suoi personaggi, come abbiamo visto, è curiosa da indagare, attraverso una spirale di situazioni e di fatti che va ben oltre la dimensione temporale dove, come ebbe modo di pensare un noto personaggio, sembra strano che negli antichi palazzi della città possano celarsi, come univocità soltanto torinese, personaggi così enigmatici e impropriamente unici.
Torino, ha avuto primariamente nella magia delle stagioni, quella della sua trasformazione. Magia intesa come esperienza storica territoriale, inclusa nelle interrelazioni psicologiche, motivazionali, sensoriali e sentimentali, degli “attori” individuali e collettivi, che hanno contribuito all’evoluzione peculiare del territorio. Senza l’interrelazione uomo-natura non può esistere la magia, ed essa si conforma attraverso la capacità di potenziare con naturalità prodigiosa i fenomeni naturali senza snaturarli, tenendo in profondo conto la parte legata alle sensazioni ed ai sentimenti umani.
Torino ha quindi degli elementi unici che la identificano primariamente ad altri luoghi e città nell’atmosfera di un territorio magico, e molti cercano di motivare questa tesi attraverso la sacralità dei luoghi e delle reliquie che in lei sono conservate. Reliquie cristiche, tra le quali identifichiamo profondamente la Sindone e i riferimenti al Graal, che come abbiano detto, sono ritenute fondamentali per la cristianità e molto intriganti per il mistero della loro comparsa, che si confonde senz’ombra di dubbio nella leggenda.
E nella leggenda, altro strumento di identificabilità misterica, la città trova ulteriore spinta verso il senso di indefinibilità. Nella mancanza di fonti scritte o chiaramente attendibili che identifichino con certezza il fatto o il personaggio, evidenziando chiaramente l’azione della veridicità storica, ritroviamo l’ulteriore presenza del prodigio di un territorio colmo di enigmi insoluti e forse insolubili. Da una città che addirittura sembra fondarsi nella leggenda prima ancora della nascita di Cartagine e di Roma stessa, passiamo ad un culto diabolico che nel fazioso desiderio di esautorare un clericalismo che lede all’unità di una nuova nazione, bolla il territorio di un misticismo laico, discreto, in penombra. Ma non dimentichiamo anche che questo territorio è sempre stato ritenuto un territorio di frontiera, la porta d’Italia da sempre, sin dai tempi antichi, dalla mitica fatica di Ercole contro i Liguri delle montagne, alla conquista gallica dovuta a Cesare. Un territorio questo, nel quale le generazioni di coloro che vi hanno vissuto, amato e sofferto, hanno creato con discrezione e diciamo pure pionierismo, tutti gli elementi di evoluzione che faranno grande e unita l’Italia. Il mistero di un territorio in cui nella grande discrezione del crescere, ha trovato la forza di superare ogni difficoltà per unire. Nella specifica interpretazione ed analisi delle sue reliquie e dei suoi monumenti, Torino è ritenuta la città magica più conosciuta, ma non l’unica. Difatti un recente sondaggio effettuato da una rivista mensile nazionale ha evidenziato come Roma, Napoli, Firenze e Bari, non siano da meno in fatto di elementi magici contenuti nel loro territorio. Torino però è ritenuta città con una marcia in più, una quantità di elementi che fusi tra di loro effettuano quel miscuglio così equilibrato, così particolare, così discreto, che solo Torino contiene e sa di avere. Torino è sempre stata artefice di ogni innovazione unitaria poi relegata ad ancella deprivata seppur onorata attraverso il suo primato di aver preceduto i tempi. Elevata dalla storia per brevi tratti, attraverso i grandi fatti storici italiani: Torino risorgimentale, regale, industriale, politica, operaia, capitale delle Alpi, e ora pure città olimpica, ha acquisito la sua identità globale però sempre rivisitata attraverso le epoche e i momenti della storia e delle vicissitudini dell’uomo.
Nell’ambito del popolo degli esoteristi, o meglio, di quelli che credono fermamente che il territorio abbia la sua esotericità intesa come energia universale, unica e imprescindibile, si è avuto modo di riflettere come sia difficile e impossibile verificare praticamente la presenza, secondo logiche positiviste, di questa grande e particolare energia, sebbene sia bello e affascinante credere che vi sia, avvalorando tutti i fatti storici che la accreditano, ed in primo piano la presenza dell’elemento umano e dei suoi sentimenti, le sue passioni, speranze, vittorie, delusioni, sofferenze. Su questo livello di discussione vi è una profonda divergenza tra gli esoteristi e la linea di condotta affidata a questo testo. Per i cultori dell’esoterismo non è la persona che contiene lo spirito del territorio, bensì il territorio stesso che energeticamente gravita su elementi particolari insiti nel mistero della natura, mentre è necessario che le persone siano preparate e “iniziate”, per poter carpire i segreti dell’energia del territorio. Chiudiamo questo articolo su questo soggetto, con una riflessione del giornalista Aldo Cazzullo, che ha avuto modo di vivere e conoscere profondamente lo spirito di questo territorio: “ (…) Raccontando questa città non si raccontano cose banali e ordinarie, ma grandi e terribili, prodigiose e meravigliose(…) non sta scritto da nessuna parte che in alto a sinistra sulla cartina d’Italia debba esserci una grande città. (…) È eccezionale, è sovversiva, nel senso che infrange le regole, gli standard, i parametri. È una città non grande, non centrale, non antica, non amata, che pure ha davvero fatto l’Italia due volte, a San Martino e a Mirafiori, per la politica e l’economia. Non sarà mai un borgo tranquillo, anche se magari amerebbe esserlo. È una città predestinata. A un destino che non si è scelta. Mentre chiudiamo la nostra lunga conversazione, già sta cambiando, e già apre gli occhi su di lei chi saprà raccontarla, in modo nuovo e diverso. Cercherà una nuova prospettiva sulle cose, avrà comprensione per i nostri errori, troverà altre spiegazioni a un mistero che, quello sì, resta sempre uguale a se stesso.” ( E. Messori, A. Cazzullo, Il mistero di Torino”, pag. 484, Mondadori)
L’analisi di un territorio ritenuto magico, od almeno interessante nell’ambito esoterico, è comunque legata ad una storia di fatti ed in special modo un incedere nel tempo, della concezione referente al mistero ed a tutto quello che nel poco chiaro tende a trasmutarsi in prodigioso e in tutto ciò che si può definire all’interno di tre parole chiave: Mistero, magia, esoterismo.
Tre termini che però debbono essere ben distinti tra loro per non cader in una confusione talmente oscura in cui difficilmente poi se ne può uscire districando quel famoso bandolo della matassa che possa chiarire bene ogni elemento, e non far sì al contrario, che tutto possa essere ridefinito e reinstradato per una comodità di discorso e di tesi, per quel che si vuole avvalorare e difendere. Come seguito illuminante di questo discorso, possiamo prendere come esempio la storia di Torino e la sua possibile magia, sin dagli inizi della preistoria sino ad oggi, implicandovi quindi un dinamico trasformismo delle stesse leggi misteriche che veicolano la spinta del racconto. In poche parole, si vuole dire come nell’evoluzione del tempo, l’impatto stesso degli abitanti attraverso l’esperienza del vissuto sul proprio territorio è ritrasformato ed ereditato dagli abitanti successivi attraverso le nuove esperienze non solo autoctone, ma anche provenienti dall’esterno. Ecco quindi che l’esperienza della magia, la scienza degli antichi maghi, in questo contesto, sciamani o stregoni liguri, e poi dei druidi sacerdoti di religione celtica fusi insieme agli sciamani liguri nell’esperienza della conquista del territorio, si identifica nelle conoscenze delle forze della natura e dei suoi Dei. La magia è quindi vista come uno stato primitivo in evoluzione tra l’uomo e il sacro. Si passa poi attraverso la trasformazione dei tempi e delle credenze dell’uomo, man mano che il desiderio di credere nel miracoloso e nel divino acquista nuove logiche, il rapporto divinatorio si trasforma in religiosità e poi in religione, dove la magia si contiene in spazi periferici ed isolati, quasi fuori della regola ufficiale, dove esiste un senso di assoluto nelle cose dell’intelligenza e della fede. Ritroviamo quindi in Torino quella commistione di mistericità religiosa che dal periodo romano giunge sino al medioevo, e poi al rinascimento ed al periodo dei Lumi dove l’esoterismo prende forma. Secondo Eliphas Lévi, l’esoterismo è come la somma di fondamentali principi intimi, anche definibili come segreti, che ognuno può nascondere in sé carpendoli da ciò che lo circonda, da quegli argomenti, che possono dirsi esoterici. Ed ecco che, dalle corporazioni medievali, da cui nascono i principi fondanti delle arti, giungiamo a quelle società segrete seicentesche e settecentesche, massoniche, rosacrociane e quant’altro, che dicono di contenere in esse delle conoscenze non facilmente solvibili per tutti, e che quindi solo coloro che sanno e coloro che possono comandare conoscono e riescono a gestire oculatamente al meglio. Secondo lo studioso Massimo Introvigne l’esoterismo inteso come dottrina, pretende di detenere una verità segreta superiore alle varie religioni, che non sarebbero altro che manifestazioni esteriori di questa verità. Esoterismo poi, in altri ambiti considerabile non come dottrina, ma come metodo che cerca di approfondire i grandi temi della condizione umana attraverso l’utilizzo di modelli fondati sull’immaginazione, sull’analogia e sul simbolo, piuttosto che sulla parola che si fa verbo. Nei lumi, la coscienza positivista del sapere scientifico (dove nell’epoca scientifica, guarda caso, il prodigioso non diviene come si pensava super tecnologico perfetto), è l’espressione di un’ulteriore salto, quello di una fantascientificità che interpreta il magico, o lo risemantizza, come dicono gli antropologi senza defenestrarlo o annichilirlo attraverso l’arida e matematica perfezione della scienza. L’esempio eclatante sono gli UFO, simbiosi tecnologica di un passato colmo di esseri magici e non umani. Nella magia dei tempi nostri, confondiamo quella di “bassa lega”, che Levi ebbe a definire come: “ Magia che, ormai da molto tempo, viene confusa con le chiacchiere dei ciarlatani, le allucinazioni degli ammalati e le malefatte di alcuni delinquenti bravissimi. Del resto, molti definirebbero volentieri la magia come l’arte di produrre effetti senza cause. (…) La magia non potrebbe essere messa in pratica da chi non la conosce e del resto non dipende da quelli che credono riconoscerla in questo o quello; è quello che è di per se stessa come la matematica, perché è la scienza esatta ed assoluta della natura e delle sue leggi.”
Dal mistero del fantastico e del fantasioso che governa il desiderio di divino e assoluto (al quale ci si può caratterizzare nel mondo del pressappoco e della civiltà contadina), passiamo a tempi meno remoti ma sempre ricchi di misteriosi avvenimenti, in cui la fantasia si somma alla scienza attraverso una preparazione culturale diciamo pure collettiva, di tipo moderno, ovverossia di stampo scientifico-tecnologico.
Da queste riflessioni di taglio prettamente didattico per cercare di comprendere le differenziazioni profonde tra gli strati del tempo storico, e gli avvicendamenti nel desiderio di comprendere la trascendenza attraverso il mistero della magia, dell’esoterismo e della religione, ripassiamo la palla alla vera essenza dell’analisi di questo tema sul territorio a noi caro.
Per certi versi, A Torino, l’aggettivo esoterico è divenuto l’assunto di città ricca di mistero, insolita, misteriosa, non definibile secondo un modello razionale. Una città in cui la dimensione impalpabile dei suoi personaggi, come abbiamo visto, è curiosa da indagare, attraverso una spirale di situazioni e di fatti che va ben oltre la dimensione temporale dove, come ebbe modo di pensare un noto personaggio, sembra strano che negli antichi palazzi della città possano celarsi, come univocità soltanto torinese, personaggi così enigmatici e impropriamente unici.
Torino, ha avuto primariamente nella magia delle stagioni, quella della sua trasformazione. Magia intesa come esperienza storica territoriale, inclusa nelle interrelazioni psicologiche, motivazionali, sensoriali e sentimentali, degli “attori” individuali e collettivi, che hanno contribuito all’evoluzione peculiare del territorio. Senza l’interrelazione uomo-natura non può esistere la magia, ed essa si conforma attraverso la capacità di potenziare con naturalità prodigiosa i fenomeni naturali senza snaturarli, tenendo in profondo conto la parte legata alle sensazioni ed ai sentimenti umani.
Torino ha quindi degli elementi unici che la identificano primariamente ad altri luoghi e città nell’atmosfera di un territorio magico, e molti cercano di motivare questa tesi attraverso la sacralità dei luoghi e delle reliquie che in lei sono conservate. Reliquie cristiche, tra le quali identifichiamo profondamente la Sindone e i riferimenti al Graal, che come abbiano detto, sono ritenute fondamentali per la cristianità e molto intriganti per il mistero della loro comparsa, che si confonde senz’ombra di dubbio nella leggenda.
E nella leggenda, altro strumento di identificabilità misterica, la città trova ulteriore spinta verso il senso di indefinibilità. Nella mancanza di fonti scritte o chiaramente attendibili che identifichino con certezza il fatto o il personaggio, evidenziando chiaramente l’azione della veridicità storica, ritroviamo l’ulteriore presenza del prodigio di un territorio colmo di enigmi insoluti e forse insolubili. Da una città che addirittura sembra fondarsi nella leggenda prima ancora della nascita di Cartagine e di Roma stessa, passiamo ad un culto diabolico che nel fazioso desiderio di esautorare un clericalismo che lede all’unità di una nuova nazione, bolla il territorio di un misticismo laico, discreto, in penombra. Ma non dimentichiamo anche che questo territorio è sempre stato ritenuto un territorio di frontiera, la porta d’Italia da sempre, sin dai tempi antichi, dalla mitica fatica di Ercole contro i Liguri delle montagne, alla conquista gallica dovuta a Cesare. Un territorio questo, nel quale le generazioni di coloro che vi hanno vissuto, amato e sofferto, hanno creato con discrezione e diciamo pure pionierismo, tutti gli elementi di evoluzione che faranno grande e unita l’Italia. Il mistero di un territorio in cui nella grande discrezione del crescere, ha trovato la forza di superare ogni difficoltà per unire. Nella specifica interpretazione ed analisi delle sue reliquie e dei suoi monumenti, Torino è ritenuta la città magica più conosciuta, ma non l’unica. Difatti un recente sondaggio effettuato da una rivista mensile nazionale ha evidenziato come Roma, Napoli, Firenze e Bari, non siano da meno in fatto di elementi magici contenuti nel loro territorio. Torino però è ritenuta città con una marcia in più, una quantità di elementi che fusi tra di loro effettuano quel miscuglio così equilibrato, così particolare, così discreto, che solo Torino contiene e sa di avere. Torino è sempre stata artefice di ogni innovazione unitaria poi relegata ad ancella deprivata seppur onorata attraverso il suo primato di aver preceduto i tempi. Elevata dalla storia per brevi tratti, attraverso i grandi fatti storici italiani: Torino risorgimentale, regale, industriale, politica, operaia, capitale delle Alpi, e ora pure città olimpica, ha acquisito la sua identità globale però sempre rivisitata attraverso le epoche e i momenti della storia e delle vicissitudini dell’uomo.
Nell’ambito del popolo degli esoteristi, o meglio, di quelli che credono fermamente che il territorio abbia la sua esotericità intesa come energia universale, unica e imprescindibile, si è avuto modo di riflettere come sia difficile e impossibile verificare praticamente la presenza, secondo logiche positiviste, di questa grande e particolare energia, sebbene sia bello e affascinante credere che vi sia, avvalorando tutti i fatti storici che la accreditano, ed in primo piano la presenza dell’elemento umano e dei suoi sentimenti, le sue passioni, speranze, vittorie, delusioni, sofferenze. Su questo livello di discussione vi è una profonda divergenza tra gli esoteristi e la linea di condotta affidata a questo testo. Per i cultori dell’esoterismo non è la persona che contiene lo spirito del territorio, bensì il territorio stesso che energeticamente gravita su elementi particolari insiti nel mistero della natura, mentre è necessario che le persone siano preparate e “iniziate”, per poter carpire i segreti dell’energia del territorio. Chiudiamo questo articolo su questo soggetto, con una riflessione del giornalista Aldo Cazzullo, che ha avuto modo di vivere e conoscere profondamente lo spirito di questo territorio: “ (…) Raccontando questa città non si raccontano cose banali e ordinarie, ma grandi e terribili, prodigiose e meravigliose(…) non sta scritto da nessuna parte che in alto a sinistra sulla cartina d’Italia debba esserci una grande città. (…) È eccezionale, è sovversiva, nel senso che infrange le regole, gli standard, i parametri. È una città non grande, non centrale, non antica, non amata, che pure ha davvero fatto l’Italia due volte, a San Martino e a Mirafiori, per la politica e l’economia. Non sarà mai un borgo tranquillo, anche se magari amerebbe esserlo. È una città predestinata. A un destino che non si è scelta. Mentre chiudiamo la nostra lunga conversazione, già sta cambiando, e già apre gli occhi su di lei chi saprà raccontarla, in modo nuovo e diverso. Cercherà una nuova prospettiva sulle cose, avrà comprensione per i nostri errori, troverà altre spiegazioni a un mistero che, quello sì, resta sempre uguale a se stesso.” ( E. Messori, A. Cazzullo, Il mistero di Torino”, pag. 484, Mondadori)