Buen camin…etto
MILAN – Genoa 1 – 1
Per la prima volta dall’inizio di questo Campionato, il Milan schiera tutti i titolari, i migliori calciatori che ha in rosa. Forse, magari non al meglio, al massimo della forma ma a livello di figurine Panini, che ogni tifoso di una certa età non può non ricordare, l’undici che è sceso in campo contro la formazione di De Rossi era sulla carta quanto di più sublime può offrire la rosa di quest’anno. Tolti il messicano Santiago Giménez (che ha a cuore più il mondiale che i colori della Società che gli paga lo stipendio), Christopher Nkunku (col suo infortunio fantasma nemmeno Ray Stantz, Egon Spengler e Winston Zeddemore e i loro zaini protonici riuscirebbero a cavarne la sufficiente energia psicocinetica da rinchiudere in una griglia di contenimento) e soprattutto Pervis Estupiñan (che è provato dalla concorrenza del ventenne Davide Bartesaghi, figuriamoci se reggerebbe le pressioni di una cavalcata scudetto), accomodati in tribuna, da qualche parte nel mondo o in panca, i rossoneri schierano quanto passa il convento dei Frati Furlaniani e Elliottiani, in pratica, dei monaci che hanno fatto voto di carità, purtroppo non del silenzio. Lo avremmo preferito tutti quanti. Eppure, nonostante l’unico undici possibile che si possa schierare in campo senza incorrere in brutte figure, contro il Genoa, almeno come risultato, il Milan ha steccato. Colpa forse degli incontri ravvicinati, della forma fisica ormai carente e non più brillante, sicuramente degli schemi e del gioco allegriano che sembra funzionare con squadre di vertice (anche se…) mentre stenta con le piccole. Ricordo però che quando il Conte Max si trovava sulla panchina dei più scudettati d’Italia vincere o pareggiare in casa loro era un miraggio quanto vedere la pace nel mondo in questo delicato periodo storico. Con quel ritmo schiacciasassi era difficile non ottenere l’ambito trofeo alla base di questo gioco.
Come dite? L’obiettivo della Proprietà americana del Milan è quello di far soldi e non di vincere? È vero anche questo. Questa settimana sono calate quel che restava delle maschere che gli statunitensi ancora indossavano mostrandoli nudi, come i Re, anche se si sono dimostrati più Pirati dei Mari e degli Oceani (e non solo) che non degli esibizionisti naturisti. Quelli che siedono nello scranno più alto della Società di Via Aldo Rossi più che tronfi e celoduristi come il Presidente dai capelli arancioni sembrano più dei Chihuahua in una gara sportiva tra Alani neri. È pur vero che non sono i Proprietari e i Dirigenti a scendere in campo ma il clima che si crea tra i lavoratori dipendenti (i pedatori che scendono in campo) è diretta emanazione della loro soddisfazione economica e sociale. Non si può accollare tutto sulle spalle di un allenatore che deve essere il capitano non giocatore, colui che fa capire ai livelli più alti quali sono i problemi da risolvere per migliorare la produttività. Tuttavia, a questa i nostri Dirigenti/Proprietari prediligono la sostenibilità dando ancor più adito a quella balla sespiquedale che è la crisi esistenziale del nostro pianeta che sembrerebbe patire più il pandino che guida il nonno anziché le bombe che vengono gettate in ogni parte del mondo manco fossero caramelle di liquirizia in una festa di compleanno per bambini.
I calciatori che sono scesi in campo hanno le loro colpe, certo, ma hanno delle attenuanti che vedrebbe persino un cieco. Non si può sperare di tirare la carretta per un intero campionato con una rosa ristretta fatta di errori di mercato che sono una bestemmia calcistica. Nonostante l’appannamento e la cazzimma che contro il Genoa non sono state messe in campo dai calciatori rossoneri e dal loro condottiero, essi sono riusciti comunque a tirare 28 volte verso la porta avversaria (centrandola solo in 7 occasioni) contro le 6 degli avversari (due volte centrando i pali, uno è stato il gol che li ha portati in vantaggio). Cosa si può chiedere di più a un pugile suonato più dalle sberle dei propri alti papaveri che non dagli avversari? Come si può ritenere che con Fullkrug la campagna acquisti sia terminata? Che i soldi servono ad altro, a vincere il trofeo del Bilancio perché altrimenti c’è il fallimento? A me, non me ne voglia il Signor Roncato ma questi statunitensi che assistono ridacchiando ai tre punti di distanza che separano una squadra nerazzurra dai rossoneri ricordano il personaggio di Loris Batacchi in Fantozzi subisce ancora: il famoso Capo Ufficio Pacchi. Peccato che il calcio sia uno sport e non un film. Se così non fosse, ciò che mi viene in mente, da grande tifoso rossonero, è augurare agli undici che difendono i colori del Milan (solo loro e il Conte Max) un Buen camino. Lancio un augurio sperando che sia foriero di una riscossa psicofisica che deve venire dal di dentro, da quelle forze che ognuno di noi ha in sé, nel più profondo della propria esistenza. Attendere che ciò che manca a raggiungere Santiago (di Compostela) verrà colmato dall’intelligenza di chi comanda è come sperare che nevichi denaro quando ci sentiamo immersi da debiti o povertà. Per dovere di cronaca sono costretto a invocare un Buen camino (che Checco Zalone dimostra può essere vincente al botteghino) anche se fino a ora è solo un Buen caminito o camin...etto.
Buen Camino, Buona Vita e Buon Campionato rossonero a tutti.
Come dite? L’obiettivo della Proprietà americana del Milan è quello di far soldi e non di vincere? È vero anche questo. Questa settimana sono calate quel che restava delle maschere che gli statunitensi ancora indossavano mostrandoli nudi, come i Re, anche se si sono dimostrati più Pirati dei Mari e degli Oceani (e non solo) che non degli esibizionisti naturisti. Quelli che siedono nello scranno più alto della Società di Via Aldo Rossi più che tronfi e celoduristi come il Presidente dai capelli arancioni sembrano più dei Chihuahua in una gara sportiva tra Alani neri. È pur vero che non sono i Proprietari e i Dirigenti a scendere in campo ma il clima che si crea tra i lavoratori dipendenti (i pedatori che scendono in campo) è diretta emanazione della loro soddisfazione economica e sociale. Non si può accollare tutto sulle spalle di un allenatore che deve essere il capitano non giocatore, colui che fa capire ai livelli più alti quali sono i problemi da risolvere per migliorare la produttività. Tuttavia, a questa i nostri Dirigenti/Proprietari prediligono la sostenibilità dando ancor più adito a quella balla sespiquedale che è la crisi esistenziale del nostro pianeta che sembrerebbe patire più il pandino che guida il nonno anziché le bombe che vengono gettate in ogni parte del mondo manco fossero caramelle di liquirizia in una festa di compleanno per bambini.
I calciatori che sono scesi in campo hanno le loro colpe, certo, ma hanno delle attenuanti che vedrebbe persino un cieco. Non si può sperare di tirare la carretta per un intero campionato con una rosa ristretta fatta di errori di mercato che sono una bestemmia calcistica. Nonostante l’appannamento e la cazzimma che contro il Genoa non sono state messe in campo dai calciatori rossoneri e dal loro condottiero, essi sono riusciti comunque a tirare 28 volte verso la porta avversaria (centrandola solo in 7 occasioni) contro le 6 degli avversari (due volte centrando i pali, uno è stato il gol che li ha portati in vantaggio). Cosa si può chiedere di più a un pugile suonato più dalle sberle dei propri alti papaveri che non dagli avversari? Come si può ritenere che con Fullkrug la campagna acquisti sia terminata? Che i soldi servono ad altro, a vincere il trofeo del Bilancio perché altrimenti c’è il fallimento? A me, non me ne voglia il Signor Roncato ma questi statunitensi che assistono ridacchiando ai tre punti di distanza che separano una squadra nerazzurra dai rossoneri ricordano il personaggio di Loris Batacchi in Fantozzi subisce ancora: il famoso Capo Ufficio Pacchi. Peccato che il calcio sia uno sport e non un film. Se così non fosse, ciò che mi viene in mente, da grande tifoso rossonero, è augurare agli undici che difendono i colori del Milan (solo loro e il Conte Max) un Buen camino. Lancio un augurio sperando che sia foriero di una riscossa psicofisica che deve venire dal di dentro, da quelle forze che ognuno di noi ha in sé, nel più profondo della propria esistenza. Attendere che ciò che manca a raggiungere Santiago (di Compostela) verrà colmato dall’intelligenza di chi comanda è come sperare che nevichi denaro quando ci sentiamo immersi da debiti o povertà. Per dovere di cronaca sono costretto a invocare un Buen camino (che Checco Zalone dimostra può essere vincente al botteghino) anche se fino a ora è solo un Buen caminito o camin...etto.
Buen Camino, Buona Vita e Buon Campionato rossonero a tutti.