Piace vincere facile?
Milan – Pisa 2 – 2
Ti piace vincere facile? La frase che è entrata nel lessico di tutti gli italiani è datata 2008 e nasce da una pubblicità del Gratta&Vinci. Da allora, in ogni campo dello scibile umano si usa questa espressione per indicare uno status di enorme vantaggio di una delle due componenti in un confronto. Ecco, dopo la partita col Pisa (ma anche quella con la Fiorentina) il Milan di Allegri torna negli spogliatoi con la consapevolezza che non è una squadra schiacciasassi, non è ancora matura per ammazzare il campionato, ha un intero settore (sportivo, arbitrale, economico) che non vede di buon occhio la sua ascesa all’Olimpo, mentre ha osservato con compiacimento la sua discesa all’Inferno col dualismo dei Fondi americani. Venerdì 24 ottobre 2025, Modrić & Co. Saranno tornati negli spogliatoi e avranno dovuto fare una doccia gelata. E questa volta non per colpa dell’impianto idraulico o della mancanza di gas russo per l’ennesimo pacchetto varato dall’UE per contrastare l’ascesa dell’orso delle steppe. La temperatura dell’acqua è stata fredda perché c’è bisogno di un bagno di umiltà. Verranno tempi migliori. È dalle ceneri delle sconfitte (o dei pareggi riacciuffati negli ultimi minuti) che nascono le grandi vittorie. Nello sport, come nella vita, si vince e si perde ma ciò che è importante è comprendere la lezione che ogni risultato ci dà. La partita contro il Pisa dimostra che il Milan di Allegri è cresciuto rispetto a quello che ha esordito con la Cremonese ma che non può ancora permettersi di cambiare l’ordine dei fattori in campo perché il prodotto, in quel caso, cambia. Col tempo anche chi è in panchina saprà dare un gran contributo alla causa ma oggi, innegabilmente, non è ancora così. Non mi riferisco al rendimento dei singoli ma di quello corale della squadra. Contro la Cremonese il Milan ha subito poco più di due tiri in porta e tutti, sottolineo tutti, sono stati pericolosi o terminati in fondo alla rete. Contro il Pisa il copione della commedia è stato quasi lo stesso. I toscani hanno calciato due sole volte verso la porta difesa da Mike Maignan o, se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, la difesa rossonera ha concesso due sole opportunità agli ospiti. Il fatto è che sono bastati per mettere in difficoltà una formazione che non può ancora tirare fuori dal cilindro il classico coniglio perché se è vero che ha un talento immortale, un highlander, tra centrocampo e attacco, non ne ha uno in attacco. Il problema non è Gimenez e nemmeno Vlahovic. L’unica rete segnata dai rossoneri in questa infausta serata dell’ex (Gilardino) è stata quella di Rafa, uno che è capace di crearsi da sé le occasioni. Accade lo stesso anche quando in campo c’è Christian. Non può succedere con altri che non hanno le stesse caratteristiche. Al Milan non serve un centravanti. I bomber vanno serviti e il problema dei rossoneri col gioco di Allegri, va ammesso, è che hanno un tremendo bisogno di un pivot che sia in grado di fare reparto da solo e non dipenda dalle munizioni che gli debbono fornire le retrovie. Purtroppo, è finito da molto tempo il Milan dei cross degli esterni di centrocampo che finivano sulla testa dei cecchini olandesi. In partite come quella disputata contro il Pisa si è avvertita la mancanza di un centravanti solitario, che tiri da lontano, aggredisca il portatore di palla o che dal rinvio sappia addomesticare il pallone e iniziare una azione senza dover per forza farsi aiutare dai compagni. Se il Milan vuol vincere facile deve, necessariamente, trovare un centravanti che non dipenda da nessuno dei suoi compagni per far male alle difese avversarie. Esiste? Può darsi, Non lo si troverà certamente col moneyball.
Un altro problema da risolvere per Allegri è sicuramente quello della precisione. Max ha fatto un ottimo lavoro prendendo una squadra che calciava meno di una decina di volte in porta a partita giocando prevalentemente all’attacco, registrando la sua retroguardia, abbassando il baricentro del gioco e lasciando meno spazio all’improvvisazione. Occorre ora fare un ulteriore step. La formazione di Allegri sovrasta le avversarie nel numero di tiri verso la porta. Anche contro il Pisa è stato uno stillicidio: 21 a 8. È proprio su questo dato che c’è da lavorare. In 21 occasioni di centrare i pali i rossoneri lo hanno fatto solo 7 volte. Ciò significa che solo una volta su tre il tiro finisce con l’impensierire difesa e portiere avversario. Forse, migliorare la precisione aiuterà a faticare di meno anche senza arrivare all’optimum ottenuto dai ragazzi di Gilardino (due su due). Verranno tempi migliori. Il tempo è dalla nostra parte. La classe arbitrale e l’intero establishment economico calcistico italiota un po’ meno. La partita col Pisa è arrivata dopo quasi una settimana di polemiche contro il messicano Gimenez e le “scandalose” simulazioni a tinte rossonere viste in campo contro la Fiorentina. Non mi aspetto nulla dalla classe arbitrale italiana, troppo prona ai poteri forti dei giornaloni con simpatie di altri colori o debole nel mantenere una posizione coerente con sé stessa. Non mi aspetto nemmeno che il gotha del calcio italiano, che aveva dimenticato che esistevano anche i rossoneri, ora si facciano da parte per lasciare un po’ di spazio a una formazione di calcio ben guidata in panchina ma orfana di una Società solida e di prospettiva. A noi rossoneri non piace vincere facile. Lo sappiamo. Lo abbiamo capito. Se ci saranno delle vittorie saranno ottenute per il sudore e il sangue delle ferite lasciato in campo, non per regali o giustizia sportiva. Il nostro destino era e resta nelle nostre mani… anzi, nei nostri piedi.
Forza Modrić.
Buona Vita e Buon Campionato rossonero a tutti.
Un altro problema da risolvere per Allegri è sicuramente quello della precisione. Max ha fatto un ottimo lavoro prendendo una squadra che calciava meno di una decina di volte in porta a partita giocando prevalentemente all’attacco, registrando la sua retroguardia, abbassando il baricentro del gioco e lasciando meno spazio all’improvvisazione. Occorre ora fare un ulteriore step. La formazione di Allegri sovrasta le avversarie nel numero di tiri verso la porta. Anche contro il Pisa è stato uno stillicidio: 21 a 8. È proprio su questo dato che c’è da lavorare. In 21 occasioni di centrare i pali i rossoneri lo hanno fatto solo 7 volte. Ciò significa che solo una volta su tre il tiro finisce con l’impensierire difesa e portiere avversario. Forse, migliorare la precisione aiuterà a faticare di meno anche senza arrivare all’optimum ottenuto dai ragazzi di Gilardino (due su due). Verranno tempi migliori. Il tempo è dalla nostra parte. La classe arbitrale e l’intero establishment economico calcistico italiota un po’ meno. La partita col Pisa è arrivata dopo quasi una settimana di polemiche contro il messicano Gimenez e le “scandalose” simulazioni a tinte rossonere viste in campo contro la Fiorentina. Non mi aspetto nulla dalla classe arbitrale italiana, troppo prona ai poteri forti dei giornaloni con simpatie di altri colori o debole nel mantenere una posizione coerente con sé stessa. Non mi aspetto nemmeno che il gotha del calcio italiano, che aveva dimenticato che esistevano anche i rossoneri, ora si facciano da parte per lasciare un po’ di spazio a una formazione di calcio ben guidata in panchina ma orfana di una Società solida e di prospettiva. A noi rossoneri non piace vincere facile. Lo sappiamo. Lo abbiamo capito. Se ci saranno delle vittorie saranno ottenute per il sudore e il sangue delle ferite lasciato in campo, non per regali o giustizia sportiva. Il nostro destino era e resta nelle nostre mani… anzi, nei nostri piedi.
Forza Modrić.
Buona Vita e Buon Campionato rossonero a tutti.