Se tutto va bene… siamo rovinati
Mercoledì sera, 8 luglio 2026, Cantalupa (Torino), ore 21.30 circa.
The Ruins… Le rovine. Caspita! Viene da chiedersi se anziché a Cantalupa, ridente località del torinese (così si diceva un tempo), il pubblico assiepato sulle tribune del Centro Comunale Polivalente "Silvia Coassolo" si ritrovi in Palestina, Ucraina o Venezuela (dopo il tragico e devastante terremoto di quest’anno). Per fortuna non è così. Le rovine è solo un nome, un calembour non spiegato sul palco e che un giorno, forse, i componenti della Band riveleranno dal vivo ai loro fan. Non si può nemmeno dire che dopo i The Ruins non crescerà più l’erba perché per onestà intellettuale la vegetazione ormai secca che riempie i prati di colori tenui che vanno dal beige al giallo limone sono frutto di una siccità che dura ormai da quasi due mesi e non certo dalle note elargite dal gruppo ai fan. Dunque, The Ruins... Il gruppo musicale, la Band, molto attiva nel pinerolese è formata da 5 elementi: Francesco Pizza alla batteria, Claudio Coltro al basso, Gianluca Bai alla chitarra, Fabrizio Bai alle tastiere e Carola Chiapusso voce solista. Ho capito, i nomi non suonano proprio come John Lennon e Paul Mc Cartney o George Harrison e Ringo Starr ma del resto non siamo allo Shea Stadium a New York o, almeno, non ancora. Tutti hanno cominciato da piccoli e perciò è lecito augurarsi che il futuro di questi “Fab Five” raggiunga più o meno le stesse vette, anche se partendo da una ben più modesta Pinerolo (Liverpool è comunque una città marittima nel Nord-Ovest dell'Inghilterra e sorge nel punto in cui il fiume Mersey incontra il mare d'Irlanda. Niente a che vedere con i piedi della nostra Val Chisone). Quattro uomini e una donna. Passioni rock (moderate) che sfociano nel pop moderno e d’altri tempi. Il repertorio che i giovani musicisti sciorinano dal palco va da Sade a Loredana Berté, Adele a Kim Carnes, Amy Winehouse a Bruno Mars, Phil Collins a Mina, fino ad arrivare a Tracy Chapman e i Coldplay. Insomma, per arrivare a “spaccare” e a lasciare delle “rovine” il gruppo deve sicuramente sostituire la proposta musicale, cambiare nome oppure spiegare la genesi del loro appellativo. La loro musica, complice il caldo afoso del periodo, è sembrata una leggera brezza capace di raggiungere le corde emotive di ogni spettatore senza risultare troppo invadente. I The Ruins sono saliti sul palco in punta di piedi, senza grosso clamore, hanno suonato e divertito tutti gli intervenuti con garbo e delicatezza, quasi da perfetti baronetti o “Lord inglesi” (per riprendere l’immagine retorica precedente). Ottima la sezione ritmica con Claudio Coltro e Francesco Pizza che hanno suonato con fedeltà e precisione chirurgica i brani in scaletta così come ha fatto Fabrizio Bai. Le sue tastiere sono state… come direbbe Mary Poppins… “praticamente perfette”. Un discorso a parte va fatto per Gianluca Bai e Carola Chiapusso. La chitarra usata dal primo aveva sonorità che ricordavano troppo quelle di Andy Summers, ex Police. Questa scelta musicale fa presagire che in futuro prossimo la Band evolverà in un’acustica più reggae’n roll? Nel caso, mi prenoto in prima fila per l’evento. Per quanto concerne la voce solista, Carola Chiapusso, mi permetto di suggerirle d’imporre alla Band l’utilizzo di un repertorio più ispirato a brani di Alanis Morissette (specialmente il terzo album Jagged Little Pill) o gli stessi Toto di Rosanna o Africa. In questo caso, come si dice in inglese, per tutti sarebbe un win win (per i non poliglotti significa che tutte le parti in gioco vincono, Carola, la Band, il pubblico). La sua grande estensione vocale deve essere lasciata libera, alzando le ottave e non riducendole per esigenze di repertorio. In bocca al lupo. Il futuro c’è, basta solo pretendere i giusti spazi...
Se i cantalupesi pensano che non sia stato sufficiente ciò che hanno ascoltato dai The Ruins possono informarsi sulle date dei concerti sulla pagina https://www.facebook.com/share/1986F29ZYv/
A me non resta che salutare tutti, la Band e gli assidui Lettori del webzine, questa volta con un calembour che pochi capiranno ma per questa stretta cerchia di eletti si apriranno certamente le vette più alte della Letteratura musicale e non.
Hello goodBAI
Firmato da Pier-Giorgio Tomatis e non dagli immortali Lennon & McCartney.
The Ruins… Le rovine. Caspita! Viene da chiedersi se anziché a Cantalupa, ridente località del torinese (così si diceva un tempo), il pubblico assiepato sulle tribune del Centro Comunale Polivalente "Silvia Coassolo" si ritrovi in Palestina, Ucraina o Venezuela (dopo il tragico e devastante terremoto di quest’anno). Per fortuna non è così. Le rovine è solo un nome, un calembour non spiegato sul palco e che un giorno, forse, i componenti della Band riveleranno dal vivo ai loro fan. Non si può nemmeno dire che dopo i The Ruins non crescerà più l’erba perché per onestà intellettuale la vegetazione ormai secca che riempie i prati di colori tenui che vanno dal beige al giallo limone sono frutto di una siccità che dura ormai da quasi due mesi e non certo dalle note elargite dal gruppo ai fan. Dunque, The Ruins... Il gruppo musicale, la Band, molto attiva nel pinerolese è formata da 5 elementi: Francesco Pizza alla batteria, Claudio Coltro al basso, Gianluca Bai alla chitarra, Fabrizio Bai alle tastiere e Carola Chiapusso voce solista. Ho capito, i nomi non suonano proprio come John Lennon e Paul Mc Cartney o George Harrison e Ringo Starr ma del resto non siamo allo Shea Stadium a New York o, almeno, non ancora. Tutti hanno cominciato da piccoli e perciò è lecito augurarsi che il futuro di questi “Fab Five” raggiunga più o meno le stesse vette, anche se partendo da una ben più modesta Pinerolo (Liverpool è comunque una città marittima nel Nord-Ovest dell'Inghilterra e sorge nel punto in cui il fiume Mersey incontra il mare d'Irlanda. Niente a che vedere con i piedi della nostra Val Chisone). Quattro uomini e una donna. Passioni rock (moderate) che sfociano nel pop moderno e d’altri tempi. Il repertorio che i giovani musicisti sciorinano dal palco va da Sade a Loredana Berté, Adele a Kim Carnes, Amy Winehouse a Bruno Mars, Phil Collins a Mina, fino ad arrivare a Tracy Chapman e i Coldplay. Insomma, per arrivare a “spaccare” e a lasciare delle “rovine” il gruppo deve sicuramente sostituire la proposta musicale, cambiare nome oppure spiegare la genesi del loro appellativo. La loro musica, complice il caldo afoso del periodo, è sembrata una leggera brezza capace di raggiungere le corde emotive di ogni spettatore senza risultare troppo invadente. I The Ruins sono saliti sul palco in punta di piedi, senza grosso clamore, hanno suonato e divertito tutti gli intervenuti con garbo e delicatezza, quasi da perfetti baronetti o “Lord inglesi” (per riprendere l’immagine retorica precedente). Ottima la sezione ritmica con Claudio Coltro e Francesco Pizza che hanno suonato con fedeltà e precisione chirurgica i brani in scaletta così come ha fatto Fabrizio Bai. Le sue tastiere sono state… come direbbe Mary Poppins… “praticamente perfette”. Un discorso a parte va fatto per Gianluca Bai e Carola Chiapusso. La chitarra usata dal primo aveva sonorità che ricordavano troppo quelle di Andy Summers, ex Police. Questa scelta musicale fa presagire che in futuro prossimo la Band evolverà in un’acustica più reggae’n roll? Nel caso, mi prenoto in prima fila per l’evento. Per quanto concerne la voce solista, Carola Chiapusso, mi permetto di suggerirle d’imporre alla Band l’utilizzo di un repertorio più ispirato a brani di Alanis Morissette (specialmente il terzo album Jagged Little Pill) o gli stessi Toto di Rosanna o Africa. In questo caso, come si dice in inglese, per tutti sarebbe un win win (per i non poliglotti significa che tutte le parti in gioco vincono, Carola, la Band, il pubblico). La sua grande estensione vocale deve essere lasciata libera, alzando le ottave e non riducendole per esigenze di repertorio. In bocca al lupo. Il futuro c’è, basta solo pretendere i giusti spazi...
Se i cantalupesi pensano che non sia stato sufficiente ciò che hanno ascoltato dai The Ruins possono informarsi sulle date dei concerti sulla pagina https://www.facebook.com/share/1986F29ZYv/
A me non resta che salutare tutti, la Band e gli assidui Lettori del webzine, questa volta con un calembour che pochi capiranno ma per questa stretta cerchia di eletti si apriranno certamente le vette più alte della Letteratura musicale e non.
Hello goodBAI
Firmato da Pier-Giorgio Tomatis e non dagli immortali Lennon & McCartney.